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La lavorazione della Ginestra, antica tradizione calabrese

La Calabria è una terra dal vasto patrimonio culturale e gastronomico, una regione ricca di tradizioni antichissime tramandate da generazioni che ancora oggi, soprattutto in alcune località, vengono praticate proprio come in antichità. Tra le più antiche tradizioni calabresi non possiamo di certo non annoverare l’antico rito della lavorazione della ginestra, tradizione in via d’estinzione anticamente praticata soprattutto nei paesi dell’entroterra calabrese con l’obiettivo di realizzare filati unici nel loro genere.

Sin dai tempi più antichi furono proprio le peculiarità orografiche della regione a favorire la crescita spontanea di questa pianta, la ginestra, che nel periodo della fioritura colorava di giallo immense distese e profumava di una essenza intensa le colline calabresi.

Storicamente si narra che in tarda primavera e all’inizio dell’estate le donne erano solite andare, durante le prime ore del mattino, a raccogliere la ginestra sfiorita. Erano ‘le parti migliori’ della ginestra ad essere prese in considerazione: le donne le legavano in piccoli mazzetti con gli stessi rami flessibili e resistenti e li portavano a casa, poi seguiva la fase della bollitura con l’aggiunta di cenere (in antichità usata per sbiancare e disinfettare.

Dopo la fase della bollitura, i mazzetti di ginestra venivano portati al fiume o al ruscello dove venivano immersi.

La fase successiva era la più laboriosa: la ginestra diventata morbida si strofinava con della sabbia e si batteva con un bastone al fine dì separare la fibra dalla corteccia. Quest’ultima veniva utilizzata per accendere il fuoco, mentre la fibra veniva lasciata al sole per l’asciugatura.

La matassa, un groviglio stopposo, veniva portata nelle abitazioni dove le donne provvedevano alla cardatura utilizzando due tavolette con diversi chiodi per districare la fibra e predisporla alla filatura. Mediante l’utilizzo di conocchia e fuso, le donne realizzavano gomitoli di filo che successivamente venivano lavorati al telaio.