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Comfort Food: il cibo con le ‘sostanze del cuore’ crea dipendenza?

Sarà capitata a tutti quella giornata ‘No’ in cui il morale è a terra e per risollevarlo ci si rifugia nel cibo, nel proprio piatto preferito o in un dolce speciale. Delizie come la pizza, il gelato, le patatine fritte o una tavoletta di cioccolato: ciascuno ha il proprio cibo ‘consolatorio’ denominato Comfort Food al quale affidarsi per calmare un languorino e rialzare il proprio morale.  Il “Comfort Food”, ovvero “cibo di conforto” viene definito ‘meccanismo,’ e se non se ne abusa con troppa frequenza non c’è motivo di sentirsi in colpa.

C’è chi però approfitta spesso e volentieri del Comfort Food, e quando la situazione sfugge di mano la linea e soprattutto la salute rischiano di risentirne.

Come evitare di cadere nella dipendenza da Comfort Food?

La prima volta in cui è stata usata l’espressione Comfort Food risale al 1966, quando il quotidiano statunitense Palm Beach Post all’interno di un articolo affermò che gli adulti, durante alcune situazioni di forte stress, cercano sollievo nel “cibo di conforto”.

Usare un alimento come una sorta di antidepressivo alimentare può avere non sempre effetti positivi: l’abuso del Comfort Food infatti può portare ad un drastico aumento di peso e può diventare una cattiva abitudine di cui diventerebbe difficile farne a meno.

Come ci conforta il cibo?

Alcuni cibi come ad esempio il cioccolato fondente hanno la funzione di favorire il rilascio di sostanze che stimolano il buon umore.  Endorfine, dopamina e serotonina, sono le cosiddette “sostanze del cuore” che regalano il ‘conforto’, anche se, come specificato in alcune ricerche statunitensi, sembra proprio che il comfort food sia legato principalmente al valore emotivo che attribuiamo a determinati dessert o cibi alla quale siamo legati affettivamente.